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Per quali motivi gli uomini rimangono maschilisti

Uomini maschilisti - Antico sbocco fognario

Per quali motivi gli uomini rimangono maschilisti? Procedendo per analogia con i motivi che avvicinano gli uomini al femminismo, possiamo citare l’ambiente culturale. Gli uomini conservatori e reazionari credono nei valori dell’autoritarismo e della gerarchia. E intendono i rapporti tra esseri umani come rapporti di dominio. Tra le classi (classismo), tra le etnie (razzismo), tra i popoli (nazionalismo). E tra i sessi (sessismo). L’uomo conservatore o reazionario in rapporto al sessismo è più integro dell’uomo progressista. Se per quest’ultimo, rifiutare l’inferiorizzazione della donna è un ideale tra gli altri, per il conservatore reazionario inferiorizzare la donna è tra i fondamenti della sua identità.

Le culture conservatrici e reazionarie tradizionali, e relative organizzazioni, non sono in crisi. Così, gli uomini conservatori e reazionari non sentono il bisogno di scoprire nuove culture o di partecipare a nuovi movimenti. Ad eccezione di una minoranza di essi, che ha creato gruppi antifemministi che si aggregano e lavorano per lo più online. Dicono di voler lottare per i diritti maschili (in opposizione alle donne) in un mondo capovolto.

Maschilismo e misoginia

Nel maschilismo occorre distinguere principalmente due insiemi. Gli uomini che credono nell’inferiorità della donna, senza provare avversione nei confronti dell’altro sesso, anzi provando anche sentimenti di benevolenza. E quelli che odiano le donne. I gruppi antifemministi sono in genere formati da maschilisti misogini.

Nell’inferiorità della donna si può credere per passività rispetto all’educazione ricevuta. In famiglia erano i maschi a sembrare più importanti, saperla più lunga, avere più autorità. Nei film, nelle canzoni, nei romanzi, sono i maschi la parte protagonista, attiva, eroica. Nello sport, sono le discipline maschili ad avere un grande pubblico e a conseguire i record più alti. Nella cultura, in economia, in politica, nella magistratura, nella scienza, sono i maschi a rivestire la parte degli esperti o dei leader. In molti luoghi di lavoro, compresa la pubblica amministrazione, gli uomini ricoprono cariche dirigenziali e le donne svolgono mansioni di pulizia.

Uomini maschilisti per tornaconto

Molta parte della nostra cultura e della nostra esperienza ci dice che gli uomini stanno sopra e le donne stanno sotto. Anche se crediamo di procedere verso un riequilibrio o un ribaltamento, sentiamo di essere ancora in un mondo dominato dagli uomini. La passività maschile ad accettare questo mondo, dipende dal fatto che in esso i maschi non ci stanno poi così male, hanno il loro tornaconto. Come spiega il Discorso sulla servitù volontaria di Étienne de La Boétie, il desiderio di molti non è essere liberi, ma avere qualcuno da dominare, anche al prezzo di essere dominati da qualcun altro.

Per molti uomini, sottomessi nelle gerarchie maschili, è una consolazione poter sottomettere le donne. O anche solo vedersi come esseri superiori nello specchio dell’inferiorità della donna (Lucy Irigaray). Questo unisce la condizione del maschio aristocratico, del borghese, del proletario. Ed alcuni maschi socialmente di sinistra, oltre a trovare soddisfazione nel dominio sulle proletarie, provano un gusto rivoluzionario nel recare offesa alle donne borghesi o aristocratiche. Il maschio inferiore nel rapporto sociale che si prende la rivincita nel rapporto sessuale, ha fatto scena in molti film progressisti degli anni ‘60-’70.

Uomini maschilisti per rivalsa o immaturità

Tuttavia, il femminismo destabilizza questo mondo e lo orienta in una direzione diversa. Da qui, il revanschismo misogino dei maschi. Per esempio, la reazione alla riforma del diritto di famiglia, che ha posto fine alla patria potestà. La reazione maschile è il non voler più pagare l’assegno di mantenimento. O il voler mantenere forme di contatto e di controllo sulla ex moglie, mediante l’affido condiviso, l’affido alternato, la mediazione familiare. Oppure, ancora, il voler neutralizzare la giustizia sulla violenza maschile, con le accuse di alienazione parentale.

Per mettere a fuoco la misoginia maschile, possiamo riandare ai sentimenti che molti di noi provarono al tempo delle elementari, nelle dispute tra maschi e femmine. Quale rabbia e umiliazione era il dover subire una femmina che prevaleva su di noi. Com’era lei, antipatica e odiosa. Sentimenti poi svaniti con i primi innamoramenti. Allora, la misoginia può sembrare una manifestazione d’immaturità. Qualcosa che è rimasto fermo a quel tempo lì, nell’inconscio individuale e nell’inconscio collettivo.

Una nevrosi irrisolta tra un io grandioso e un sé misero. Irrisolta da soli o in gruppo tra amici e compagni già così orientati. Una condizione che può far soffrire, ma che presenta i suoi vantaggi. Essere misogini garantisce una certa attenzione pubblica, tanto da essere l’espediente frequente di mediocri pubblicitari. La sensazione di essere trasgressori, anticonformisti, lupi solitari. Un’idea comune a molti reazionari. Oltre alla sensazione di sfogarsi, di buttar fuori le proprie scorie, di svolgere un’azione catartica, umoristica, goliardica. Come se il maschilismo misogino fosse brutto, ma in qualche modo utile e persino necessario, al pari degli espletamenti fisiologici, quelli che i maschi meno evoluti confondono infatti con il sesso. Nel suo essere statico, il maschilismo misogino evoca così l’immagine delle scritte sui muri dei gabinetti, nel suo dinamico divenire un comportamento, anzi una condotta fognaria.

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