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Il Partito Democratico contro il blocco della pornografia in rete

Giuditta Pini deputata del Partito Democratico
Giuditta Pini deputata del Partito Democratico

Il senatore leghista Simone Pillon ha proposto un filtro applicato in automatico dai provider, per bloccare la pornografia online. Un filtro che gli utenti possono disattivare su richiesta. Questo allo scopo dichiarato di tutelare i minori dalla visione di contenuti inappropriati. La proposta è dispiaciuta alla deputata del PD Giuditta Pini. La quale ha ottenuto dal governo l’inversione della procedura. Che la richiesta volontaria dell’utente sia necessaria, non per disattivare, ma per attivare il filtro.

Il confronto tra i due parlamentari, visto come un confronto uomo-donna, sembra un ribaltamento di ruoli. Lui contrario alla pornografia; lei favorevole. Visto come un confronto tra un conservatore e una progressista sembra invece una conferma. Infatti, il porno è spesso attaccato da posizioni tradizionaliste, moraliste, sessuofobiche e, viceversa, difeso da posizioni moderniste, liberali, libertarie. Quest’ultimo, però, è in genere un confronto tra punti di vista maschili. Spesso contraddittori: la Lega propone di bloccare il porno e al tempo stesso di liberalizzare i bordelli. Sul revenge porn (la vendetta porno), fu il PD, aprile 2019, a superare la resistenza dell’allora governo giallo-verde. Il revenge porn può essere una eterna persecuzione nella vita di una ex pornostar, come racconta Mia Khalifa su una pagina di femministe radicali.

Il femminismo radicale è contrario alla pornografia, perché rappresenta una sessualità maschilista e violenta. La pagina L’industria del sesso è violenza ha perciò indirizzato una lettera aperta a Giuditta Pini. Favorevoli al porno sono, invece, i femminismi queer, liberali, individualisti. Una corrente sex-positive, che privilegia il lato liberatorio, disinibitorio, antimoralista della pornografia, vagheggiando alternative al suo prevalente maschilismo. Un esito di questo orientamento è il post-porno e un insieme di opinioni tipo quelle espresse dalla stessa Giuditta Pini.

Giuditta Pini mostra Simone Pillon contro il porno
Dal post di Giuditta Pini

Giuditta Pini considera la pornografia finzione

A giudizio della deputata del PD, la realtà del porno è finzione. Lo sanno tutti, o almeno dovrebbero. In effetti, dal punto di vista del guardone è proprio così. In un certo senso lo è anche dal punto di vista degli attori e soprattutto delle attrici. Esse fingono di farsi piacere qualcosa che può ripugnarle o farle soffrire. Portandosi anche all’estremo della finzione: la dissociazione da sé. Perché sul set pornografico è invece quasi tutto vero: i corpi, gli odori, la saliva, il sudore, le penetrazioni, i liquami, il sangue. Così, come poi sono veri gli herpes; le malattie veneree; l’HIV; le lesioni; i corpi rifatti dalla chirurgia plastica; la droga e l’alcol, per sopportare l’usura di quella vita. Come testimonia Jenna Jamenson.

La pornografia non è solo rappresentazione. Salvo il porno disegnato, a fumetti. Il porno filmato e fotografato invece è a tutti gli effetti sfruttamento economico e sessuale. Qualcosa di molto contiguo alla prostituzione. Se non la stessa cosa. Tanto che molti video porno sono girati con il reclutamento di prostitute. E la stessa Giuditta Pini, per anticipare l’obiezione, propone di tutelare le e i sex worker dell’industria cinematografica. Sex worker è appunto il modo in cui il regolamentarismo ha rinominato le donne prostituite.

Tuttavia, le tutele effettive, più che dalle leggi e dai contratti, dipendono dai rapporti di forza. Parliamo di donne molto giovani, vulnerabili per inesperienza, bisogno o costrizione; spesso già abusate da bambine o da ragazze; in un settore usa e getta, con un turn over molto elevato. Esse hanno un potere contrattuale molto debole, nei confronti di produttori, registi e attori maschi. Uno degli argomenti più usati per opporsi al blocco della pornografia è la sua difficile o impossibile applicazione. L’argomento dell’impraticabilità, tuttavia, viene rimosso a sostegno di una illusoria tutela legale e contrattuale delle attrici pornografiche. Giuditta Pini dice di distinguere tra il porno legale e il porno illegale. Ma se venisse proposto di applicare di default un filtro almeno per il porno illegale, lei accetterebbe o obietterebbe: come si fa a riconoscere?

Giuditta Pini sulla proposta di Simone Pillon di bloccare la pornografia online
Dal post di Giuditta Pini

L’argomento dell’impraticabilità del blocco, per lasciare libera la pornografia

Prima di vedere se una idea è praticabile, bisogna valutare se è giusta. Poiché riteniamo di certo giusto bloccare la pedopornografia, non ci facciamo intimidire dalla difficoltà di praticarne il blocco, né scoraggiare dai suoi aggiramenti. Lo stesso accade, per un tema d’importanza minore: la tutela dei diritti d’autore. Sappiamo che vengono condivisi e scaricati online milioni di gigabyte di film e canzoni piratate. Ma questo non rimuove l’illegalità della pirateria, né argina la caccia ai suoi server. Rimane una lotta continua, sollecitata dai grandi interessi dell’industria cinematografica e discografica. Non c’è invece un grande interesse economico che muove contro la pornografia. Al contrario, l’industria del sesso è un potere economico, che muove per la libera produzione e diffusione dei suoi contenuti.

Secondo Giuditta Pini, pensare che inibire ai ragazzini con un DNS l’accesso ai siti (porno) serva qualcosa è come pensare che proibire Fast and Furious nei cinema faccia calare gli incidenti d’auto. Dunque, c’è qualcosa nella realtà, rispetto al porno come a Fast and Furios, che corrisponde agli incidenti d’auto. Deve trattarsi della violenza sessuale. L’analogia mi sembra falsa per un aspetto e vera per un altro. Falsa, perché Fast and Furios è solo una serie TV, non diffusa e pervasiva come la pornografia. Tanto che neppure sapevo della sua esistenza. Vera, perché accettiamo di convivere tanto con gli incidenti d’auto quanto con la violenza sessuale. Li deploriamo e al tempo stessi li consideriamo mali inevitabili.

Nessun leader politico si candida alle elezioni e fa campagna elettorale annunciando il proposito di voler diminuire gli incidenti stradali o gli abusi sessuali. Lo stupro diventa tema di propaganda solo quando si tratta di colpire un gruppo umano, in genere una minoranza etnica o religiosa.

Giuditta Pini propone l'educazione sessuale
Dal post di Giuditta Pini

Il potere della rappresentazione pornografica

A parere di molti, la violenza nella fiction non genera violenza nella realtà, anzi svolge una funzione catartica. Non pare tuttavia che l’estrema diffusione della pornografia nell’era di Internet abbia ridotto gli abusi sessuali. Forse, non li determina, ma è probabile che, nella nostra mente, li normalizzi e banalizzi, fino a farceli intendere come divertimenti.

È il potere della rappresentazione: forma il nostro simbolico, il nostro immaginario, il nostro desiderio. L’onorevole Giuditta Pini ha tutte le ragioni nel proporre l’educazione sessuale nelle scuole affinché la pornografia non sia l’unica fonte di conoscenza del sesso da parte dei giovani. Ma l’educazione scolastica non esclude il contrasto alla pornografia. L’educazione si fa con l’esempio e la coerenza. Una società che autorizza la produzione e la diffusione della pornografia, facendone persino una bandiera di libertà e progresso, non insegna che il porno è legittimo, persino positivo? Se puoi produrlo, diffonderlo, usufruirne e se ti piace, perché non ti ci dovresti ispirare nelle tue relazioni? Un’educazione sessuale scolastica e politicamente corretta (un’ora la settimana o due?) può essere un bilanciamento, una correzione? O è un’ipocrisia? Ogni volta che vogliamo evitare un conflitto, non deleghiamo alla scuola?

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