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Il chimico scettico sulle curve epidemiche. Crescenti e decrescenti

Chimico scettico
Robert Boyle (Lismore, 25 gennaio 1627 – Londra, 30 dicembre 1691) è stato un chimico, fisico, inventore e filosofo naturalista irlandese, famoso anche per i suoi scritti di teologia. Nel 1661 pubblicò il suo famoso libro The sceptical chymist (Il chimico scettico) che è stato, forse, il primo libro di chimica.

Il chimico scettico ignoro chi sia, ma sembra apprezzato da persone qualificate. Quindi, possiamo prenderlo sul serio. Egli sostiene che tutti i dati che non s’incastrano nella narrazione (emergenziale) del governo e del comitato tecnico scientifico sono trattati come falsi. Gli esperti che raccontano questi dati sono maltrattati sui social e sulla stampa, accusati di cercare notorietà e di essere negazionisti a fini politici. A suo dire, l’argomento usato è sempre lo stesso: i contagi sono pochi oggi come erano pochi a febbraio; possono crescere. Ma a febbraio erano pochi e crescenti, oggi sono pochi e decrescenti. Bisogna allora prendere atto che siamo sul finire dell’ondata epidemica di Covid 19. E che gli scenari catastrofici del comitato tecnico scientifico, per la fase 2, non si sono materializzati. Invece, il distanziamento generalizzato avrà un impatto devastante sul turismo e sulla ristorazione.

La verità parziale del chimico scettico

Esiste, come si vede, una dialettica tra chi preferisce la prudenza e chi il rischio; tra chi si preoccupa prima della salute e chi prima dell’economia; tra chi si sente vicino al governo e chi all’opposizione. Come esiste la tendenza a farsi la caricatura in modo reciproco. Da un lato i negazionisti, dall’altro i catastrofisti. In realtà, tutti abbiamo un rapporto controverso con la verità, perché tutti abbiamo un punto di vista, una priorità e il resto lo perdiamo di vista o siamo disposti a sacrificarlo. Immagino che il chimico scettico non faccia eccezione. Le verità parziali possono essere in sé del tutto vere, dati verissimi che, però, implicano delle omissioni.

Per parte mia, ho seguito quasi tutti i giorni le notizie relative all’andamento dell’epidemia. Sapevo che i ricoverati in terapia intensiva erano in costante diminuzione e che la curva dei contagi era in discesa. Alberto Zangrillo, difeso dal chimico scettico, non ha aggiunto nulla a quel che sapevo già. Tranne una cosa: l’enfasi. Ho pensato: bene, se le cose stanno come dice lui, possiamo tornare alla vita di prima, senza ossessionarci con le misure di protezione. Ora, è vero che le epidemie vanno come dice il chimico scettico. Prima i contagi crescono in modo esponenziale. Poi decrescono in modo più graduale fino a estinguersi. Ma, senza considerare la Lombardia, dove l’estinzione non sembra prossima, ci sono almeno due obiezioni, che il chimico scettico non ha menzionato.

Due obiezioni alla narrazione antigovernativa

La prima obiezione è che sull’andamento delle curve epidemiche, oggi più che in passato, interviene la reazione di contenimento medico scientifica. Vaccini e farmaci quando ci sono. Oppure lockdown, mascherine, distanziamento, sanificazione. Allora, non è molto corretto leggere la diminuzione dei contagi nella fase 2 come una smentita degli scenari del comitato tecnico scientifico. Quegli scenari erano ipotizzati in un contesto di riapertura totale, immediata e illimitata. Ed erano scenari che andavano dal più lieve al più catastrofico. Perché la prevenzione si fa a partire dagli scenari peggiori. Si fa così in ogni ambito. Anche nei corsi di formazione anti-incendio. Non per essere catastrofisti, ma per essere preparati al peggio. Secondo la mia logica, se la fase 2, graduale e limitata, ha evitato il peggio, questo dovrebbe dar ragione, e non torto, al comitato tecnico scientifico.

La seconda obiezione è che l’esaurimento dell’ondata epidemica, non esclude che possa trattarsi solo dell’esaurimento di una prima ondata. Specie se si tratta di una pandemia. Come successe un secolo fa, con l’influenza spagnola nel 1918, che parve esaurita a giugno, ma riprese ad agosto. Si dirà che oggi siamo più preparati e attrezzati di cento anni fa. Immagino che igienizzazione, mascherine e distanziamento facciano parte della nostra odierna migliore preparazione. La preoccupazione per il turismo e la ristorazione è legittima, ma questa richiede soluzioni di tipo sociale ed economico, non il disarmo delle misure di protezione e prevenzione sanitaria.

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