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Ascoltare musica. Il cantante all’apogeo. Bravo a priori

Ascoltare musica è stato bello fin dall’infanzia. Con una preferenza per le voci femminili. Più intonate e musicali. Credevo si rivolgessero ai figli. Ignoravo che l’amore cantato fosse questione tra due adulti. All’epoca, per ascoltare canzoni c’erano la televisione, la radio, e il giradischi. Poi venne il registratore. Il più delle volte, si ascoltava una canzone solo quando capitava che venisse trasmessa. Le radio private locali conducevano programmi con richieste telefoniche per ascoltare questa o quella canzone da dedicare a un elenco di amici e parenti. Spesso il conduttore riferiva di altre telefonate e dediche, mentre il brano musicale andava in onda.

Per ascoltare musica, un programma meno disturbato, era la Hit Parade, condotta da Lelio Luttazzi. Che faceva ascoltare le canzoni dei primi 45 giri più venduti della settimana. C’erano canzoni che scalavano la classifica lentamente di settimana in settimana. Dischi comprati dopo essere stati ascoltati alla radio o alla televisione. Tra gli anni ’60 e gli anni ’70, il programma principale, in onda il sabato sera e legato alla Lotteria Italia, era Canzonissima. Che affiancava come prestigio l’altro grande programma musicale, tuttora esistente: il Festival di Sanremo. Dove premi e graduatorie erano decisi da una giuria. Un’altra manifestazione canora, era il Festival Bar. Premiava a fine estate le canzoni più gettonate nei juke box.

Certe canzoni, tuttavia, non dovevano scalare nessuna vetta. Esordivano direttamente in cima. Appena sfornate dalla casa discografica Si trattava delle canzoni di grandi cantanti e cantautori come Lucio Dalla o Lucio Battisti. Alcuni cantavano testi impegnati, orientati al messaggio politico, altri disimpegnati, orientati alle parole d’amore. In comune avevano un pubblico affezionato e fedele che ormai li comprava a scatola chiusa, senza più sentire il bisogno di valutarli. Agli occhi (e alle orecchie) del loro pubblico, quei cantanti erano bravi e grandi a priori.

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