Blog personale di politica e attualità

Silvia Romano. Liberata dal terrorismo islamico. Linciata dall’odio nostrano

Silvia Romano
Silvia Romano a casa a Milano – Ansa 12.05.2020

La liberazione di Silvia Romano ha quasi oscurato il coronavirus. Perché è stato un evento gioioso, dopo diciotto mesi di sequestro nelle mani di bande terroriste islamiche, tra il Kenya e la Somalia. Purtroppo, rientrata in Italia, è stata fatta bersaglio di odio, insulti, minacce e molte polemiche. Per via di un possibile pagamento del riscatto; dei cooperanti che lavorano in zone pericolose del mondo invece di aiutare i nostri poveri; della conversione di lei all’Islam e del suo abbigliamento religioso, che significherebbe sottomissione.

Il pagamento del riscatto

Pagare il riscatto sarebbe una forma di connivenza con il terrorismo. Perché incoraggerebbe nuovi sequestri e finanzierebbe nuovi attentati. Questi ragionamenti, in apparenza logici, implicano il sacrificio dell’ostaggio. Che può essere schiavizzato, venduto, convertito, torturato, ucciso. A tutto vantaggio, economico, politico o propagandistico, dei terroristi. Dunque, la linea della trattativa e quella dell’intransigenza hanno entrambe i loro effetti conniventi. Tra le due possibili connivenze, meglio quella che almeno salva l’ostaggio. E ci mantiene nella posizione morale più credibile, perché ci fa più differenti dai terroristi. Gli Usa non pagano il riscatto? Se non paga lo stato, pagano le assicurazioni.

L’altruismo per i più deboli

Aiutare i poveri in Africa sarebbe incosciente. Meglio allora usare il proprio altruismo per aiutare i poveri in Italia. È vero che alcune zone del mondo sono particolarmente pericolose. E forse lo stato potrebbe dissuadere le onlus dal mettersi in pericolo. O informare e formare le organizzazioni umanitarie a valutare e gestire i rischi in modo adeguato, se non c’è modo di trattenerle. D’altra parte, soprattutto in quelle zone ci sono persone che hanno bisogno di aiuto e qualcuno o qualcosa deve aiutarle. Il confronto con i nostri poveri è demagogico. Il disagio sociale in un paese occidentale è deplorevole, ma ancora imparagonabile alla condizione di masse di persone vittime di guerre, dittature, carestie e cataclismi. I soggetti che criticano l’altruismo dei cooperanti sono poi gli stessi che, a scopo xenofobo, hanno coniato lo slogan aiutiamoli a casa loro.

Silvia Romano convertita all’Islam

La conversione all’Islam di Silvia Romano sarebbe un tradimento o un effetto della sindrome di Stoccolma. Come se lei fosse un’ingrata o non fosse ancora del tutto liberata. Il caso è aggravato dal fatto che Silvia Romano è una donna. Altri importanti ostaggi uomini si sono convertiti. Ma le donne sono oggetto di contesa, campo di battaglia tra eserciti di maschi contrapposti. Lei che, liberata, torna convertita con il nome Aisha. E vestita con la divisa del nemico è uno sfregio al nostro orgoglio patriottico o alle sue varianti. Della sua conversione, in verità, sappiamo poco e nulla. L’unica cosa sensata da fare è sospendere il giudizio. Dare tempo a Silvia di elaborare quanto le è successo, rispettare lei e ogni sua libera scelta, aiutarla nella misura in cui ce lo chiede. Se pensiamo sia vittima di una scelta forzata, non ha senso adesso forzarla a rinnegare.

Personalmente, credo la sua sia stata una esperienza terribile e molto pericolosa. Una giovane donna sola alla mercé di uomini terroristi e fanatici. Per un tempo prolungato, che poteva non finire mai, o che poteva finire con la sua morte violenta. Qualunque cosa sia stata costretta a fare o abbia scelto di fare per sopravvivere, lei adesso merita solo affetto, solidarietà e compassione. Se pensiamo che si sia trovata in questa condizione, possiamo allora pensare che sia stato giusto fare tutto il possibile e il necessario per liberarla. E per riaverla tra noi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *