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La società parassita di massa. Una distopia contro la protezione sociale

Per non finire in una società parassita di massa, occorre il fattore Churchill al governo, secondo Luca Ricolfi

La società parassita di massa, secondo Luca Ricolfi, è una visione del futuro. Quella del governo Conte. Il governo più iper-statalista della storia repubblicana. Che mescola le peggiori pulsioni ex comuniste con l’ideologia pentastellata della decrescita felice. Nella società parassita di massa, la minoranza di imprese sopravvissuta al lockdown produce ed esporta. Mentre, la schiacciante maggioranza dei non produttori dipende dalla mano pubblica e conduce un tenore di vita modesto. Per uscire dalla crisi, il sociologo rifiuta una presenza più forte dello stato in economia. Vuole, invece, dare priorità alle imprese: unico modo di difendere l’interesse collettivo e nazionale. Egli vede la ricostruzione possibile se evitiamo la catastrofe produttiva, togliamo lacci burocratici e tasse alle imprese, e ci diamo un Churchill al governo. Infine, il professore reputa necessario riconvertire al lavoro la generazione dei bamboccioni e puntare sull’auto-imprenditorialità.

Il punto di vista di Luca Ricolfi è, per me, di qualche interesse, anche se ormai abbastanza consumato. Perché è il punto di vista di un uomo che si colloca a sinistra, mentre sostiene idee di destra. Nell’intervista, infatti, mostra di stimare la componente riformista e modernizzatrice della sinistra. Quella di Matteo Renzi. Riformismo e modernizzazione sono appunto i modi con i quali, a sinistra, si definiscono e stimano le politiche di conversione a destra. La società parassita di massa è una distopia contro la protezione sociale. Che rischia di mettere i poveri sullo stesso piano dei virus. Entrambi parassiti. Il sociologo è felicemente sorpreso dal ritorno della coscienza di classe degli industriali. Probabilmente, non lo sarebbe per quella dei lavoratori. La stessa testata che lo ospita a tutta pagina, l’HuffPost, ha una nomea progressista, ma è di proprietà degli Agnelli-Elkann.

I governi hanno un’idea di futuro? Le imprese hanno una visione?

È difficile che il governo, questo o altri, abbia davvero un’idea di futuro. Per avercela, bisogna pensare sul lungo periodo. Ma i ritmi della politica non lo consentono. Un leader è di continuo preso dalla prossima scadenza elettorale, oltre a essere condizionato dalla scadenza settimanale dei sondaggi. Questo, in una società sempre più veloce e complessa, dove diventa difficile formulare teorie per fare previsioni. Quanto sta accadendo adesso è l’effetto di un grave imprevisto, per quanto annunciato. Ma quante cose sono annunciate? Lo stesso professor Ricolfi non sembra avere una teoria nuova, molto diversa dai riflessi di sempre che dice di voler rifiutare. Dare priorità alle imprese e puntare sull’auto-imprenditorialità è un’affermazione che sento da quando mi sono affacciato all’età adulta e, credo, esistesse già da prima.

Per sostenere questa idea bisogna riuscire a dimostrare che il maggior profitto delle imprese, oltre che in PIL, si traduce in ricchezza sociale. Perché magari le imprese, a differenza degli stati, una migliore idea di futuro l’avrebbero. Ma non è stato così negli ultimi tempi. Poiché anche le imprese navigano a vista e guardano al profitto a breve termine, secondo i tempi corti della finanza. D’altra parte, dare priorità alle imprese, non significa assisterle, agevolarle, aiutarle? Perché mai l’aiuto di stato, che pure del tutto non manca, se rivolto agli imprenditori è economia, se rivolto ai poveri è parassitismo? Sia auto-imprenditoriale l’impresa. Se è valida ce la farà, il mercato la premierà. Diversamente, l’imprenditore non sopravviverà. Ma il suo non sopravvivere sarà solo metaforico. A differenza delle decine di migliaia di morti per Covid. In tanti, morti, perché le imprese dovevano sopravvivere.

Società parassita di massa. Cosa significa essere produttori?

Ogni aspetto del presente proiettato sul futuro può dare luogo a un fantasma. Così, la necessità dello stato di proteggere tante persone dall’emergenza sanitaria e dalla crisi economica, può dar luogo al fantasma dell’assistenzialismo. Ma quando l’emergenza sarà passata, anche queste politiche potranno modificarsi. Magari per dare priorità agli investimenti nella sanità e nella ricerca. E per ricostruire una industria di stato, perché no? Avessimo evitato di smantellarla, oggi sarebbe stato più semplice e rapido riconvertire le produzioni per fabbricare mascherine e respiratori. Il cui valore produttivo oggi è riconosciuto grandissimo.

Cosa significa essere produttori? Il professor Ricolfi con i suoi libri e le sue interviste è un produttore o un mantenuto? Come sono riconosciute le milioni di donne casalinghe, che reggono il lavoro domestico, l’allevamento dei figli, l’assistenza agli anziani? O i tanti sviluppatori volontari, che in modo gratuito, elaborano programmi e sistemi operativi. Magari gli stessi che oggi ci permettono di lavorare in smart working. E i rider, che ha rischio della pelle ci consegnano pranzo e cena in bicicletta? Non sono della stessa generazione dei bamboccioni?

Riguardo a un Winston Churchill per la ricostruzione, l’evocazione è singolare. Va detto che il mitico premier britannico condusse e vinse la guerra contro la Germania, ma poi perse le elezioni in patria. Perché, per la ricostruzione, i britannici, gli preferirono Clement Attlee e William Beveridge, i costruttori dello stato sociale in Gran Bretagna.

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