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Regolarizzare i migranti per motivi civili, sanitari ed economici

Braccianti immigrati - Regolarizzare i migranti

Regolarizzare i migranti corrisponde a tre principi: civile, sanitario, economico. Civile, per condividere diritti e doveri con persone che lavorano per le nostre aziende e famiglie. Sanitario, per controllare e curare persone che convivono con noi sul medesimo territorio. Economico, per assumere in modo legale lavoratrici e lavoratori immigrati.

I gruppi di opposizione contrari a regolarizzare i migranti contestano la sanatoria di un abusivismo. Eppure, gli stessi gruppi, da posizioni di governo, hanno deciso condoni e sanatorie, per l’evasione fiscale e l’abusivismo edilizio. Hanno pure regolarizzato in massa centinaia di migliaia di immigrati. Si, tratta ad ogni modo di cose diverse, perché l’evasione fiscale e l’abusivismo edilizio consistono in un vantaggio dell’evasore o dell’abusivista a danno della collettività. L’immigrazione irregolare sfruttata nel lavoro sommerso costituisce invece uno svantaggio per immigrati irregolari sfruttati dalla collettività o da una sua parte. Poiché gli immigrati irregolari danno più di quanto devono e ricevono meno di quanto gli è dovuto.

Una lavoratrice o un lavoratore immigrato si ritrova nella posizione irregolare, non perché voglia sfuggire alla legalità. Al contrario, suo desiderio è entrare nella legalità. Ma la legge vigente è la norma legiferata da quegli stessi gruppi che si sono fatti rappresentanti della xenofobia. In forza di questa legge, è facile per un migrante ritrovarsi in una posizione irregolare. In quanto è obbligato ad avere prima un contratto di lavoro, per poi poter avere un permesso di soggiorno. Quindi, se vuole cercare lavoro in Italia è obbligato a cercarlo da invisibile. Oppure, a diventare invisibile, se il lavoro lo perde, con il rischio di poter ritrovare solo un nuovo lavoro in nero. Quando le regolarizzazioni di massa le faceva il governo di centrodestra diceva, infatti: non è una sanatoria, è emersione del lavoro nero.

Regolarizzare i migranti per liberarli dalla schiavitù

Nella globalizzazione, l’effetto delle normative xenofobe, non è quello di respingere e rimpatriare. Ma quello di trattenere i migranti in condizioni di semi schiavitù. Ora però, questa situazione è insostenibile anche per noi (nativi) a causa del nuovo coronavirus. Infatti, non possiamo permetterci di avere 600 mila persone fantasma, che vivono e lavorano in condizioni igieniche precarie e che sfuggono al controllo sanitario. Così, come non possiamo permetterci di far marcire frutta e verdura, per mancanza di braccianti e lavoratori stagionali. O di rinunciare alla cura e all’assistenza nelle nostre case. Al lavoro domestico svolto da colf e badanti. E i disoccupati italiani? Possono anche loro, se lo desiderano, candidarsi a svolgere questi lavori. Lo farebbero solo con una paga decente? Dunque, conviene anche a loro avere per concorrenti dei lavoratori immigrati regolarizzati e non degli irregolari sottopagati.

La xenofobia, oltre che nemica dei diritti umani, si rivela nemica di noi stessi, delle nostre esigenze sanitarie, economiche e sociali. Di questo, il governo deve aver paura. Non delle condizioni politiche e culturali, che non arrivano mai. Altrimenti, rinuncia. Come fece con lo Ius soli, alla fine del 2017. Oggi non deve più rinunciare. Può scegliere di avere coraggio, come l’ha avuto nella scelta del lockdown, e fare finalmente la cosa giusta. Regolarizzare i migranti.

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