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Leadership femminile. Senza donne task-force in difetto d’autorità

La leadership femminile si afferma nella gestione della quotidianità. Tanto più nelle situazioni estreme. Le donne reggono il peso più grande dell’emergenza sanitaria. E sono le più esposte ai contagi negli ospedali, case di cura e di riposo. Il 71,1 per cento dei contagiati sul lavoro sono donne. Nella ricerca medica, sono state delle ricercatrici precarie a isolare il nuovo coronavirus e il ceppo italiano. Diverse donne si sono affermate nella divulgazione scientifica, in televisione e sui giornali, prima fra tutte Ilaria Capua. Che, insieme con Fabiola Gianotti, direttrice generale del CERN di Ginevra, ha ideato un progetto, per uno studio sulle cause e sugli effetti del coronavirus sul pianeta.

Eppure, al momento di comporre le task-force, i comitati scientifici e le sedi gestione dell’emergenza sanitaria, la leadership femminile è esclusa. Le sedi di comando sono e restano maschili. Il capo della protezione civile Angelo Borrelli ha giustificato questa situazione con un argomento tautologico: nel comitato scientifico non ci sono donne, perché nessuna donna occupa cariche rilevanti. Ovvero, il potere maschile coopta, seleziona e riproduce se stesso. Ai comitati omosessuali dell’emergenza, risponde sui social il flash mob #Datecivoce, per il riequilibrio di genere nella Fase 2.

Riconoscere la leadership femminile non è solo una questione di «parità di genere»

Tuttavia, riconoscere la leadership femminile non è solo una questione di parità di genere. La parità presa alla lettera può giocare tanto a favore dell’inclusione delle donne, perché dobbiamo fare 50 e 50. Quanto a favore dell’esclusione, perché se uomini e donne sono uguali, gli uni possono credere di avere la capacità di includere e rappresentare le altre. Quello che conta è il merito, dicono infatti alcuni. Un parametro neutro solo in apparenza. È poco credibile che i meritevoli siano tutti o in prevalenza maschi. Il merito si riconosce per somiglianza. È meritevole quello che mi somiglia Perciò, finché a cooptare saranno gli uomini, questi avranno difficoltà a riconoscere il merito nelle donne, perché significa riconoscerlo nella differenza. La differenza proprio perché tale è immeritevole.

Così facendo, oltre a discriminare le donne, si produce un danno istituzionale. Perché si privano le sedi di comando della competenza e dell’autorità femminile. Quindi si riduce la capacità delle istituzioni di decidere per il meglio e di essere persuasive. Lo ha detto Forbes, ci ritorna il Guardian. I paesi che hanno gestito meglio l’emergenza Covid-19 sono paesi retti da donne. La leadership femminile sa coniugare meglio forza e decisione con empatia e gentilezza. A torto o a ragione, le donne sono percepite migliori degli uomini. Per mio pregiudizio, credo che, in effetti, lo siano a parità di condizioni. Così, un organismo decisionale è percepito tanto più autorevole quanto più è improntato alla leadership femminile. Aprendo alle donne, gli uomini non fanno un favore alle donne, fanno un favore a se stessi, perché rimediano al declino della propria autorità e delle proprie istituzioni.

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