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Immunità di gregge. Una teoria usata in modo azzardato

Immunità di gregge

L’immunità di gregge, all’inizio della pandemia, ha fatto da bandiera a alcuni politici, giornalisti, scienziati contrari al lockdown. Secondo costoro, la circolazione del virus avrebbe sviluppato in noi gli anticorpi necessari. Fino a formare un gruppo di immunizzati grande abbastanza da proteggere tutti gli altri. Viceversa, stare a casa ci avrebbe protetti solo per il tempo del confinamento, senza immunizzarci. Così, venuto il momento della ripresa saremmo stati di nuovo vulnerabili.

Questa teoria, così proposta, ignora il fatto che una immunità di gregge non si è mai formata in modo soltanto naturale, per una grave malattia. O, almeno, non saprei citare un caso, non l’ho mai visto citato. Quando l’immunità si è formata in tempi ragionevoli, dal punto di vista di una generazione umana, è stato con l’ausilio di un vaccino. Affrontare l’impresa a mani nude, disarmati di farmaci e vaccini, è un azzardo sconsiderato. L’immunità di gregge, infatti, ha due grandi incognite.

La prima è data dal tempo necessario a sviluppare un’immunità naturale. Possono volerci molti anni. Ciò significa passare per molti morti, molti malati gravi, molta sofferenza umana. Senza certezze sul risultato finale.

Tanto è vero che la seconda incognita è data dalla instabilità del virus. Il virus può mutare, tanto più se si tratta un virus nuovo. La stessa strategia dell’immunità di gregge sfida i virus a mutare ed evolversi. Quindi, non possiamo sapere quanto l’immunità venuta così a formarsi sia efficace per durata e copertura.

L’immunità di gregge non è la Svezia

Talvolta, la Svezia, nel modo di gestire l’emergenza Covid-19, è indicata come un modello sulla via dell’immunità di gregge. Ma le autorità svedesi si sono sempre ribellate a questa immagine a loro attribuita. Negano di perseguire l’immunità di gregge; affermano di fare lo stesso degli altri paesi. Solo con modalità diverse: affidandosi al rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini più che alle imposizioni e restrizioni di legge.

Quel che fanno gli altri paesi è il lockdown. Che non serve per azzerare la pandemia, ma per riportarla entro un tasso di contagio inferiore all’indice R0=1 (quando uno contagia meno di uno). In modo da poter poi, nella cosiddetta Fase 2, gestire la convivenza con il coronavirus.

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