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Lo stato forte. Può rinascere al tempo della pandemia. Ed è un bene

Lo stato forte. Il servizio sanitario nazionale.

Uno stato forte è necessario per difendere la popolazione dalla pandemia e dalla crisi economica. Lo stesso servizio sanitario nazionale mostra l’importanza dello stato. Nel suo ambito, la terapia intensiva, trascurata dalla sanità privata, perché poco remunerativa. O la ricerca sui vaccini e i farmaci contro il coronavirus, abbandonati dalla farmaceutica privata, appena estinte le epidemie come la Sars. Nell’immediato futuro, un sistema di un sistema di ospedalizzazione territoriale. Di assistenza domiciliare, oltre che di monitoraggio e tracciamento della salute pubblica. Che garantisca la migliore efficienza organizzativa e il controllo democratico nelle procedure di raccolta, utilizzo e conservazione dei dati. Affinché non diventi un affare commerciale in mano alle multinazionali.

Sul lato economico, durante un’emergenza prolungata, potrà essere lo stato a riorganizzare e garantire l’approvigionamento alimentare. Così, come potrà essere lo stato a far fronte alla crisi industriale e alla sua riconversione ecologica. Ad alleviare in modo diretto la povertà. Una industria di stato avrebbe potuto più facilmente convertirsi, per la produzione di mascherine, guanti di latticine, respiratori.

Se uno stato forte non dovesse tornare, rimarrà e si aggraverà il prevalere del darwinismo. Ci sono molte resistenze al suo ritorno. Buona parte dell’opposizione al riconoscimento dell’emergenza sanitaria e del conseguente e necessario lockdown consiste in una opposizione allo stato. Nella quale convergono i liberisti e i libertari, gli individualisti di destra e di sinistra. Non c’è in fondo da preoccuparsi? Non c’è il rischio dell’autoritarismo? C’è. Soprattutto se le democrazie liberali si riveleranno incapaci di proteggere la loro popolazione. E se gli oppositori faranno un uso abusivo e caotico della libertà. Un esempio di questo abuso è il modo disinvolto di interpretare l’autonomia regionale da parte delle amministrazioni dell’Italia settentrionale. Un nuovo stato forte sarà uno stato più centralizzato.

Uno stato forte per rapporti di forza più equilibrati

È lo stato debole a ridursi ai suoi apparati repressivi. Lo stato forte è lo stato sociale, lo stato che dirige la politca economica, e garantisce l’istruzione, la sanità, la previdenza pubblica. Crea posti di lavoro. Redistribuisce il reddito. Lo stato non è la sola forma di potere. Anche i puri rapporti di forza hanno al loro estremo superiore un grande potere di cui molti possono cadere vittima. Come succede ai lavoratori obbligati a esporsi al contagio, perché i loro padroni non gli permettono di stare a casa. Senza che si alzi una sola protesta libertaria.

Lo stato è il contraltare della giungla e dovrà sempre misurarsi e contemperarsi con altre forze e altri poteri. Come dovrà cooperare con gli altri stati, per non cadere nella concorrenza fiscale e degli investimenti. Uno stato forte, per unioni e federazioni statali più forti. Nel tempo del neoliberismo, lo stato si ritirato e ridotto fin troppo. Il suo ritorno non è un nuovo assolutismo. È il ritorno a rapporti di forza più equilibrati, che offrano maggiori tutele ai più deboli. Uno stato forte sarà meno liberista, ma non meno liberale, perché un fondamento del liberalismo è la difesa delle minoranze dalla dittatura della maggioranza. Le possibili vittime del coronavirus sono adesso questa minoranza.

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