Blog personale di politica e attualità

La sorveglianza necessaria nel mondo delle pandemie

Shoshana Zuboff - Il capitalismo della sorveglianza

Sul mondo dopo il virus, lo storico israeliano Yuval Noah Harari ha scritto un articolo pubblicato dal Financial Times e tradotto in italiano da Internazionale. La sua tesi è che le decisioni prese in queste settimane per gestire l’emergenza del coronavirus, incideranno sul mondo per molti anni a venire. Quindi, siamo chiamati a compiere due scelte importanti. La prima è tra sorveglianza totalitaria e responsabilizzazione dei cittadini. La seconda è tra l’isolamento nazionalista e la solidarietà globale.

Riguardo la prima scelta, il potente sviluppo tecnologico di sensori e algoritmi, consente ai governi di controllare i nostri movimenti, contatti e dati biometrici. Questo può permettere di interrompere la catena di una epidemia, ma anche di manipolarci. Fino al punto di riuscire a venderci qualsiasi prodotto commerciale o politico. La radice del problema è la falsa scelta tra privacy e salute. Perché possiamo avere entrambi, se responsabilizziamo i cittadini, con un rapporto di fiducia e una informazione corretta. Come è avvenuto con l’uso del sapone e il lavaggio delle mani.

Riguardo la seconda scelta, la solidarietà globale, invece dell’isolamento nazionalista, può permettere di risolvere tanto la crisi sanitaria, quanto la crisi economica. Mediante lo scambio di informazioni nella ricerca medica. La distribuzione del materiale sanitario. L’invio di medici e infermieri nei paesi dove sono più necessari. L’accordo per la circolazione controllata di dottori, scienziati, politici, giornalisti, imprenditori. È l’alternativa alla paralisi globale.

Sorveglianza e responsabilizzazione

Si può essere d’accordo con la preferenza per la solidarietà globale. Ma l’idea di un accordo globale, per la circolazione controllata, dà la misura di quanto questo mondo sarà diverso dal cosmopolitismo. Circolerà nel mondo solo ciò che è necessario. Il resto farà meglio a stare fermo, ad andare molto più lento e sottoporsi a molti più controlli. Se non è la fine della globalizzazione, è un suo drastico ridimensionamento. Forse, per molti aspetti sarà un bene così.

Allo stesso modo, si può essere d’accordo sulla preferenza per la responsabilizzazione dei cittadini. Tuttavia, il fatto che l’autore citi come esempio la Corea del Sud ha il suo significato. Uno stato più democratico di molti paesi orientali, ma più autoritario di molti paesi occidentali. Ciò lascia supporre che la scelta tra sorveglianza totalitaria e responsabilizzazione dei cittadini si risolverà in una sintesi tra le due. Forse è inevitabile, perché la responsabilizzazione richiede tempo per maturare, mentre la lotta contro il virus è anche una lotta contro il tempo.

Oltre tutto, per quanti cittadini riescano a essere o diventare responsabili, vi sarà comunque una minoranza di irresponsabili. I quali, per ignoranza o per anticonformismo, violerà le regole, a rischio di causare danni sproporzionati. L’esempio del lavarsi le mani con il sapone tranquillizza poco. È vero che in tanti ce le laviamo spesso, senza che nessuno ci controlli. Ma è altrettanto vero che ci siamo arrivati anche attraverso l’educazione dei nostri genitori. Una educazione a tratti controllante e coercitiva. Così come è vero che una quota di adulti, e ancor più di adolescenti, le mani se le lava male e solo di rado. Soprattutto i maschi. Ed anche questo, in tempi di epidemia, basta per fare molti danni.

Gestione pubblica per il bene comune

Sulla sorveglianza invece, sarà importante scegliere tra il privato per il profitto e il pubblico per il bene comune. Come afferma Shoshana Zuboff, della Harvard Business School, autrice del capitalismo della sorveglianza. Negli ultimi vent’anni, i sistemi di sorveglianza si sono sviluppati nelle mani di aziene private come Google e Facebook. Perciò adesso spaventa l’idea di un contenimento via app della pandemia.

Ma nei sistemi sanitari la parola sorveglianza ha una valenza completamente diversa da quella che usiamo quando si tratta della multinazionali che operano sul web. La sorveglianza può essere usata da aziende private a fini di potere e di profitto. O dai sistemi sanitari pubblici per controllare la malattia ed evitare nuove vittime. Non dobbiamo confondere il mezzo con fini totalmente differenti. Questo non è il momento di fare scenari distopici o catastrofisti. I regimi totalitari sono tali a priori della tecnologia. Le app per controllare la diffusione del virus devono essere gestite da istituzioni pubbliche e diventare obbligatorie come i vaccini.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

2 commenti su “La sorveglianza necessaria nel mondo delle pandemie”