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Annie Ernaux ha scritto a Emmanuel Macron

Annie Ernaux ha scritto a Emmanuel Macron

Annie Ernaux ha scritto una lettera aperta a Emmanuel Macron, letta alla radio France Inter. Una lettera che si apre con la citazione della canzone di Boris Vian, Il disertore, composta nel 1954 contro la guerra in Indocina. Un incipit che vuole polemizzare con il lessico guerresco del presidente francese. La scrittrice afferma che le armi sono le mascherine, i letti d’ospedale, i respiratori, i testi, i medici, gli scienziati. Cioè, tutte quelle cose che la politica del presidente ha tagliato, per ritirare lo stato e ottimizzare le risorse.

Eppure, adesso nell’emergenza, sono i servizi pubblici ad assicurare il funzionamento del Paese. Allora, la scrittrice suggerisce al presidente di usare questo tempo di confino, per mettersi in discussione e desiderare un mondo nuovo, diverso dal suo. Un mondo che garantisca in modo prioritario il soddisfacimento dei bisogni essenziali e delle libertà democratiche. Quelle che permettono alla sua lettera di essere letta da una radio pubblica, al contrario della canzone di Boris Vian.

Come non essere d’accordo con Annie Ernaux? Tutto ciò che ha scritto al presidente Macron è giusto. Ribadire il primato dello stato sociale, nel pieno di una pandemia, dopo decenni di neoliberismo, è sacrosanto. Le si possono fare solo le pulci. Allora, ne faccio due.

La prima è che esistono i liberali e il liberalismo. Sono una tendenza del mondo. Il partito e l’ideologia della borghesia. Con una visione favorevole al merito, al privato, alla concorrenza, al mercato. Bendisposta a rischiare per ottenere grandi guadagni. Purtroppo, senza escludere di rischiare sulla pelle altrui, per guadagnare nelle tasche proprie.

Annie Ernaux ha scritto a Emmanuel Macron. Una richiesta estrema e un messaggio ambiguo

Questa visione del mondo esiste ed ha la sua ragione d’essere. Le si può opporre una grave emergenza sanitaria per chiederle di convertirsi alla nostra visione? Possiamo chiedere a Macron di smettere di essere un liberale e di diventare un socialista? Credo possiamo chiedere a lui, come a tutti i capi liberali, di non portare la propria ideologia alle estreme conseguenze. Di diventare incoerente nell’emergenza. Di mettere la tutela dei più vecchi, malati e fragili al primo posto e subordinare a essa le ragioni del profitto.

Lo sta facendo, se ferma le attività produttive per attuare il lockdown e se mobilita tutte le risorse del paese per rinforzare la sanità pubblica. Lo stanno facendo quasi tutti paesi occidentali, forse metà dei paesi del mondo. Si può vigilare per chiedere che questo sia fatto nel modo più completo e rigoroso possibile. Per una democrazia è molto difficile mettere in quarantena la propria popolazione, per un lungo periodo, per proteggersi da un male invisibile.

Significa limitare la libertà e colpire interessi economici. Mentre, il nostro darwinista interiore è pronto a rischiare la vita dei deboli, per non fermarsi mai, convinto di potersi salvare da solo. Magari con qualche nobile giustificazione. Qui vengo alla seconda pulce. Evocare il disertore in apertura e in chiusura della lettera, rischia di essere un messaggio ambiguo e confuso, verso quelli che hanno il riflesso condizionato della ribellione e dell’opposizione. E lo mantengono anche nell’emergenza, persino quando il governo fa la cosa giusta e necessaria.

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