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Posti in terapia intensiva e pazienti in crisi respiratoria – Strategia sanitaria

Rianimatrice - Posti in terapia intensiva

Il numero dei pazienti affetti da coronavirus in crisi respiratoria è superiore al numero disponibile dei posti in terapia intensiva. Questo è un aspetto dell’emergenza sanitaria provocata dalla virulenta epidemia di covid-19. Un aspetto che porta a polemizzare contro i tagli alla sanità pubblica dei governi passati. Una polemica che, però, non offre una soluzione immediata e necessaria all’emergenza.

La questione dei tagli alla sanità è controversa. La spesa pubblica per la sanità sarebbe in realtà aumentata in termini nominali. Tuttavia, meno dell’aumento dell’inflazione. E non abbastanza in rapporto all’aumento della popolazione anziana, cresciuta di un terzo negli ultimi vent’anni. Quindi, di fatto, le risorse destinate alla sanità si sono ridotte. Una riduzione che ha significato assumere meno medici e avere meno posti letto. Ma non meno posti in terapia intensiva. Questi sarebbero, anzi, aumentati. Ed ora, nell’emergenza, sono aumentati ancora.

D’altra parte, è impossibile immaginare di avere infiniti posti in terapia intensiva per occuparli all’infinito, mentre il contagio aumenta in modo esponenziale. Con pochi o tanti posti, l’epidemia va fermata. Per fermarla, c’è da discutere sulla strategia sanitaria, la più adatta alla gestione dell’emergenza.

Curare i pazienti contagiati in ospedale può trasformare gli stessi ospedali in focolai di contagio. È quanto dichiarano i medici dell’ospedale Papa Giovanni di Bergamo in una lettera al presidente della Regione Lombardia. Per gestire una epidemia, occorre, dicono i medici, passare da una strategia individuale di ospedalizzazione del paziente a una strategia comunitaria di assistenza domiciliare.

Lo stesso pare dedursi dal confronto tra Lombardia e Veneto. In Veneto hanno fatto molti più tamponi, curato molte più persone a casa, e ospedalizzato solo i pazienti più gravi. In questo modo, il Veneto è riuscito a tenere molto più basso il tasso di letalità del coronavirus. E a evitare il collasso dei reparti di terapia intensiva.

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