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Del Coronavirus parliamo troppo?

Del Coronavirus parliamo troppo?

Del Coronavirus parliamo troppo? Dovremmo parlarne solo per dire cose nuove e qualificate?

Ci ho pensato nel leggere un articolo che riferisce le dichiarazioni di Giuseppe De Rita, il fondatore del Censis, al Corriere della Sera. L’illustre sociologo dichiara di non parlare del Coronavirus da dieci giorni. Perché è uno snob e non vuol parlare di un argomento di cui parlano tutti. C’è un’abbondanza di comunicazione. Dodici pagine di giornale ogni giorno Non c’è da dire di più. Rilancia un pensiero simile, l’editorialista del Corriere della Sera, Gian Antonio Stella. Nell’emergenza c’è bisogno di chiarezza e di comprensione. Chi ha responsabilità politica o scientifica dovrebbe pesare bene le sue parole invece di postare le sue opinioni in modo compulsivo sui social.

Del Coronavirus parliamo troppo, ma non può essere diverso

Mi sento d’accordo. Ed io stesso dovrei adeguarmi a quanto dicono il sociologo e l’editorialista. In parte lo faccio, in parte no. Da un mese circa, non leggo, non scrivo, non posto su nessun altro argomento. Ho in testa solo questo. È la pandemia del secolo. Come posso non parlarne? Se parlassi d’altro, mi parebbe di tradire la priorità. Non ho il problema di dire cose nuove. Ripeto tranquillamente quello che è già stato detto. Se lo ritengo giusto e se detto da fonti qualificate. Oppure, segnalo, contraddico, pensieri, dichiarazioni e comportamenti sbagliati. Tipo gli atteggiamenti di sottovalutazione, di ingiustificato ottimismo o di cinismo verso le persone meno protette. Sui social mi limito a linkare articoli e a scambiare qualche opinione. Idee e informazioni circolano e si affermano anche grazie alle ripetizioni.

Le mie idee o le mie rielaborazioni le scrivo qui. Su un blog isolato nel web. Fossi illustre, parlassi da una tribuna importante, si. Agirei come dicono De Rita e Stella, perché sarebbe troppa la responsabilità delle mie parole. L’emergenza, peraltro, non è il momento migliore, per discutere e dubitare. Per fare opposizione. Bisogna pensare di essersi messi sui binari giusti, per andare nella giusta direzione. Contraddire e polemizzare, invece di una correzione, può provocare un deragliamento.

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