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La salute prima dell’economia e della libertà

Prima la salute - Coronavirus contagiati e morti nel mondo
Coronavirus Covid-19 – Contagiati e morti nel mondo dopo la Cina

Prima la salute. Ma siamo ancora impreparati ad affrontare l’epidemia di coronavirus. Ormai una pandemia. Ci dobbiamo formare l’esperienza sulla nostra pelle. Darci un modo di pensare collettivo focalizzato sulla priorità, animato dall’idea che non c’è tempo da perdere. Alcuni tardano ad abbandonare i propri riflessi di repertorio. È poco più di un’influenza; stiamo esagerando; non si può chiudere tutto; le mascherine non servono. E sorridono all’idea di dover rispettare le norme di precauzione sanitaria. Altri hanno già imparato che queste frasi sono sbagliate e la loro persistenza dannosa. Così come hanno imparato a lavarsi le mani con frequenza, nei modi giusti e con il sapone.

Il conflitto contro la sottovalutazione lo abbiamo vissuto in ogni luogo, in casa, in ufficio, al circolo, in palestra. Di certo, si è manifestato in ogni sede decisionale, tanto più all’ingresso di altri interessi in gioco e dei relativi poteri. Un conflitto mondiale tra le strategie di Cina, Corea del Sud, Italia, Gran Bretagna, per affrontare o meno il coronavirus.

Per contenere il contagio, il governo si è misurato e si misura con gli imprenditori, i commercianti, gli artigiani, o anche soltanto con l’esuberanza umana. In una parola, con l’impopolarità. Si può capire, perché fermarsi costa molto: soldi, affetti, abitudini. Ma non fermarsi può costare molto di più, per poi ritrovarsi costretti tra breve ad arrestarsi lo stesso, in una reclusione molto più lunga. Senza contare che, per pagare il meno, è sempre possibile scambiare marzo con agosto.

La difficoltà del governo ad affermare “prima la salute”

Altri governi in Occidente, devono ancora mostrare di saper far meglio. Tuttavia, il governo italiano pare debole nel gestire una situazione eccezionale ed estrema. In effetti, lo è per composizione, consenso popolare, mentalità. Esso stesso è diviso tra chi dice “Prima la salute” e chi dice “Non si può chiudere tutto“. Allora, gestisce la crisi sanitaria mediante la persuasione e la raccomandazione; si affida al senso civico o al semplice buon senso. Riduce l’autoritarismo all’indispensabile e lo introduce con gradualità e compromessi, per considerare le riluttanze dell’economia e della società. Cerca di contemperare tutto nel giusto equilibrio. Un equilibrio ricercato in corso d’opera, con una comunicazione giornalistica assertiva e una comunicazione legislativa ambigua, aperta alle interpretazioni e a molte eccezioni.

Forse c’è del buono in questo stile di governo. Che si preoccupa e al tempo stesso preoccupa sul lato del rigore giuridico e costituzionale, per l’evocazione dittatoriale. Sarebbe, però, più apprezzabile in una situazione ordinaria quando si può avere pazienza, perché c’è molto tempo a disposizione. Invece, nella situazione straordinaria di una rapida e sconosciuta epidemia virale, dove la lotta è anche contro il tempo, c’è spazio per una sola priorità. La più importante: la salute prima dell’economia e della libertà.

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