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La libertà in quarantena? La libertà è la coscienza della necessità

La libertà in quarantena? La libertà è la coscienza della necessità - Omaggio dei carabinieri ai medici e agli infermieri
Disegno pubblicato dall’Associazione Nazionale Carabinieri di Chiaravalle e realizzato da Franco Rivolli.

Circola una preoccupazione democratica negli ambienti della sinistra alternativa. Che le restrizioni del governo, necessarie a contenere il contagio da coronavirus, possano limitare in modo stabile la democrazia. La libertà in quarantena come conseguenza della quarantena sanitaria.

Far fronte all’emergenza porta a rivalutare il principio d’autorità. La capacità risoluta di prendere decisioni. Il controllo. La videosorveglianza. La limitazione della libertà di movimento. Persino quella di poter uscire di casa. Che impronta lascerà tutto questo nel futuro delle nostre relazioni sociali?

La libertà in quarantena è la postura della destra

La preoccupazione diventa allarme quando vede le destre invocare una zona rossa sempre più estesa e chiusa. Chiudiamo tutto in Lombardia, in Italia, in Europa. Le regioni del Nord amministrate dalla Lega premono sul governo. Vogliono ottenere ulteriori facoltà di chiudere, restringere, limitare le attività produttive, commerciali, gli uffici, i trasporti. Mentre analisti e commentatori, anche sui giornali democratici, spendono parole di elogio per il modello di governo cinese.

Le destre vorrebbero un commissario straordinario. Ma una simile figura potrebbe creare una diarchia con il presidente del consiglio. Proprio dal punto di vista della necessaria autorità, è meglio che nell’emergenza il capo sia uno: il capo del governo.

In altre parti del mondo, per esempio negli Stati Uniti di Donald Trump, l’autoritarismo della destra milita dalla parte opposta. Sottovaluta e nega il contagio. Invece di prendere precauzioni, sollecita i malati lievi ad andare al lavoro.

Le allerte democratiche sono comprensibili, perché l’autoritarismo è una tendenza della società e trova nella logica emergenziale la condizione per legittimarsi. Tuttavia, è sbagliato usare la preoccupazione democratica per generare scetticismo e opposizione nei confronti delle disposizioni governative volte a contenere il contagio.

La priorità è fermare l’epidemia

Adesso la priorità immediata è fermare il coronavirus. Alleviare la pressione sulle strutture sanitarie, curare e assistere i malati, salvare vite umane. Impedire una strage di anziani. Perciò, difendere la democrazia e la libertà significa mostrare che la democrazia liberale è efficace. Perché capace di tutelare la salute e la vita delle persone. Senza impedire, ritardare, o perdersi in astrusità. Mostrare il contrario significa rafforzare l’ammirazione per il modello cinese e il desiderio di autoritarismo.

Superata l’emergenza, sopravvissuti e sani, avremo modo, tempo ed energia, per aggiustare ogni possibile guasto democratico. D’altra parte, il coronavirus dà modo di affermare il valore della sanità pubblica, la ricerca scientifica, l’azione collettiva e la cooperazione. Valori democratici e illuministi.

«La necessità è cieca fino a quando non se n’è presa coscienza. La libertà è la coscienza della necessità» (Friedrich Engels)