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Coronavirus in Italia. Cosa è cambiato che non abbiamo immaginato

Coronavirus in Italia - Infermiere dell'ospedale Sacco di Milano

Arrivato il Coronavirus in Italia, cosa è cambiato rispetto a tre settimane fa, quando ne ho scritto la prima volta? Cosa è cambiato che non ho immaginato? Cosa riscriverei in modo diverso? Vado per ordine.

Il concetto di incidente della globalizzazione fa pensare che la soluzione migliore sia la chiusura. A rigore potrebbe esserlo. Ma è un po’ come dire che la soluzione migliore al rischio della morte è non nascere, non vivere. La globalizzazione è un pericolo di contaminazione come è una opportunità per cooperare contro i pericoli.

La paura del Coronavirus in Italia

La paura ci divide secondo la personalità. Per alcune persone, le precauzioni sono necessarie e non sono forse abbastanza. Un comportamento che va dal principio di precauzione ragionevole, che accetta le limitazioni disposte dalle autorità, all’irrazionalità del panico, che prende d’assalto i supermercati e fa incetta di mascherine e amuchina. Per altre persone, le precauzioni sono esagerate, il rischio di contagio non è così grande, la malattia non è così grave, la sospensione delle attività sono drammatizzanti.

Tuttavia, la paura del contagio, di spostarsi e incontrarsi, è una paura solo iniziale, che non può durare molto. Già dopo una settimana, le persone accettano sempre meno di recludersi e limitarsi nella propria libertà e socialità. Attenuano la percezione del pericolo e dilatano il principio del rischio accettabile. Così, le persone più prudenti tendono a convergere con quelle più inclini alla sottovaluzione. Se però il contagio perdura e si aggrava, l’incontro tra i due “partiti” avverrà a metà strada, perché il pericolo assumerà sembianze più evidenti, riconoscibili anche dai banalizzatori.

Intanto, anche le ragioni immediate dell’economia si ribellano alle ragioni immediate della sanità. La politica deve trovare una mediazione. Possiamo pensare, ed io lo penso, che la salute sia prioritaria, ma la mediazione rimane necessaria, perché un sistema sanitario forte ed efficiente implica una economia sana, capace di mantenerlo. D’altra parte, è difficile che una popolazione in preda ad un contagio possa garantire la salute dell’economia. Se, non ci ferma la prudenza, ci fermerà il virus.

La paura all’estero degli italiani

Con il Coronavirus in Italia, il rischio del contagio non è più remoto e mediatico. Sapevo che ci avrebbe raggiunto, ma speravo sarebbe accaduto nella tarda primavera, con il sopraggiungere del caldo, quando i virus influenzali diventano più deboli e tendono a estinguersi. Ora so che non vi è certezza sul carattere stagionale del Coronavirus ed ho visto che ormai ci ha già raggiunti. In Italia si contano oltre un migliaio di contagiati e decine di decessi. Siamo, dopo la Cina e la Corea del Sud, il terzo paese più coinvolto nel mondo. Tanto che alcuni paesi, credo diciassette, chiudono le frontiere agli italiani come ai cinesi. Il passaporto italiano può valere meno del passaporto marocchino. È la legge del contrappasso della nostra xenofobia.

La prova abbastanza buona dell’Italia

Nonostante limiti ed errori, credo possiamo essere soddisfatti dell’Italia, della sua sanità pubblica. Siamo impreparati e, nell’impreparazione, secondo me, ci muoviamo abbastanza bene. Stiamo facendo molti più controlli degli altri paesi, motivo per cui troviamo più contagiati. Abbiamo fermato molte attività nelle Regioni del Nord e diviso il paese in tre parti, con la consapevolezza di pagare un costo economico. Un po’ abbiamo sbandato nel passare dalla drammatizzazione alla minimizzazione, ma è stata una sbandata fisiologica. In verità, credo stiamo tenendo la strada. L’Italia, in particolare le donne italiane, ricercatrici e precarie, hanno isolato il virus ed hanno identificato il ceppo italiano. Sempre la medicina italiana ha ricostruito il momento in cui il Coronavirus è diventato un virus umano e come ha fatto a diventarlo. Sono progressi medico scientifici che possono avvicinare il traguardo del vaccino. Un traguardo che potrebbe essere raggiunto proprio dall’Italia.

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