Blog personale di politica e attualità

Coronavirus. Primo grave incidente della globalizzazione

Wuhan, la città cinese da cui ha iniziato a diffondersi il Coronavirus

L’epidemia del Coronavirus può essere definito il primo grave incidente del processo di globalizzazione. Non perché a rigore sia proprio il primo, anche la Sars poteva essere considerata così, come pure la crisi finanziaria dei subprime. Ma perché, per la prima volta, in modo imprevisto, il dato sanitario si sovrappone in modo condizionante al dato economico. Ed entrambi al dato politico: ciò avviene, infatti, in un periodo in cui la globalizzazione è già messa a repentaglio dall’insorgere di populismi e sovranismi.

La paura del contagio da Coronavirus scoraggia le persone a spostarsi e induce le autorità a inibire gli spostamenti. Epicentro del contagio è una città cinese, Wuhan, di undici milioni di abitanti, il 98% dei contagiati si trova in Cina. Il paese è un gigante economico decisivo nel processo di globalizzazione, molto più importante di quanto lo era ai tempi della Sars, poco meno di vent’anni fa. Alcune multinazionali hanno deciso di sospendere le loro attività in Cina. L’Italia ha sospeso i voli diretti con la Cina.

Coronavirus, la paura personale

Anche la paura per le persone può avere questa tripla valenza: sanitaria, economica, politica. Possiamo ammalarci, impoverirci, ed essere limitati nella nostra libertà di movimento. O assistere alle limitazioni di altri. Alcuni giorni fa, una donna cinese è stata obbligata a scendere dalla corriera Cuneo-Torino.

Personalmente, vedo il pericolo ancora remoto, lo vivo come un fatto mediatico e so che i media tendono al sensazionalismo. Così, non so in che misura credere alla effettiva gravità della situazione. Spero che il Coronavirus non sia molto più grave di una normale influenza e che l’arrivo del caldo lo estingua. Peraltro verso, trovo plausibile che la sovrappopolazione e i ritmi di sviluppo economici della civiltà umana, insostenibili per il pianeta, possano scatenare una pandemia come antidoto naturale.

Riguardo quel che posso fare io, non credo di poter fare cose molto diverse da quelle che faccio di solito, poiché di norma m’ispiro già molto al principio di precauzione. Faccio molta attività fisica. Evito, per quanto possibile, i luoghi chiusi e affollati, frequentati da gente anonima. Mi allontano dalle persone che si mostrano raffreddate o influenzate. Mi lavo frequentemente le mani ed evito di impugnare le maniglie, se non con l’ausilio di un fazzoletto di carta o con la pressione del pugno. Inoltre, cerco di informarmi bene, di diffondere notizie corrette e di evitare gli allarmismi. In poche parole, di contribuire, per come posso, a evitare tanto la negazione della realtà quanto le reazioni incontrollate.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

3 commenti su “Coronavirus. Primo grave incidente della globalizzazione”