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Ideologia. Il sistema immunitario di teorie e dottrine

Ideologia. Come si difende da sola, secondo Edgar Morin

Da ragazzo sapevo di essere un comune mortale, ma immaginavo di poter partecipare all’eternità identificandomi con un’idea definitiva, nonostante le contingenti smentite della realtà. Poi lessi Edgar Morin* e mi rassegnai ad essere un mortale con un’ideologia moribonda.

L’autonomia relativa dell’ideologia

Un suo testo titolato “‘L’immunologia ideologica” afferma che le idee si organizzano in sistemi (ideologie) ed assumono una relativa autonomia, tale da farle retroagire nella nostra mente. Per cui, noi possediamo delle idee e al tempo stesso ne siamo posseduti, tanto che ci spingono ad agire e persino a morire per loro. Poiché ci identifichiamo con le nostre idee, ogni danno a loro è un danno a noi, quindi le difendiamo. Nella loro relativa autonomia, le idee si difendono anche da sole.

Ogni sistema di idee come ogni sistema vivente è soggetto alla degradazione. Per combatterla, può reagire in due modi: uno caldo, tipico della teoria e uno freddo, tipico della dottrina. Il modo caldo è un lavoro permanente di autorevisione, di scambi e dialoghi con la realtà e altri sistemi di idee. Esso permette la rigenerazione, ma comporta anche il rischio di accelerare la degradazione, se i dati e le argomentazioni ammesse risultano inconfutabili. Il modo freddo è un lavoro di chiusura, che nega e rifiuta ogni realtà, ogni idea non conforme al proprio sistema. Il quale dimostra la sua validità prendendo le mosse dalle sue idee fondamentali inconfutabili e dando luogo ad un procedimento autoconfermante. Il dialogo è sostituito dalla polemica, dalla confutazione, dal rifiuto dell’altro.

La chiusura delle ideologie è mossa in particolare dalla paura di essere contaminate dai sistemi di idee avverse o di esserne integrate. Una paura che porta a rigettare anche idee di poco conto o inoffensive, sostenute dagli avversari, e considerate un veicolo occulto di diffusione dei virus nemici.

I meccanismi di rigetto delle dottrine

La chiusura ideologica adotta alcuni meccanismi di rigetto.

  • Il discredito dell’avversario, che è sempre in errore o nella menzogna. Tutto ciò che proviene dall’avversario, oggetto di disprezzo intellettuale e morale, non merita nemmeno di essere esaminato.
  • L’indignazione: l’avversario dice o fa cose ignobili ed è un mascalzone, cade in discredito per la disonestà della sua argomentazione e la sua argomentazione cade in discredito per la sua disonestà personale.
  • La diversione: il parlar d’altro, il ribattere alla denuncia delle proprie colpe, rinfacciando le colpe dell’avversario, il vedere cose analoghe come errori e deviazioni se stanno nel proprio campo, o come crimini congeniti se stanno nel campo avverso.
  • La sacralizzazione del nucleo ideologico: le sue evidenze fattuali, i suoi principi fondamentali, la sua logica deduttiva, la sua pratica, sono assunte a dogmi.
  • L’ultima difesa è quella delle conseguenze indesiderabili. Se l’idea non fosse valida, il mondo andrebbe a rotoli.

Diversi dai meccanismi di rigetto, sono quelli di scarto o marginalizzazione. L’ideologia accetta dati e idee accertate come valide, ma se non possono far parte del suo sistema, non le concepisce e finisce per oscurarle. Oppure le ammette, se non può rifiutarle o oscurarle, ma le relega in periferia, le considera secondarie.

Questi meccanismi immunitari, non necessariamente mistificatori, all’epoca, li riconobbi nel mio ambiente politico e nel mio stesso modo di pensare. Credo di averli incontrati più volte nella vita e di averli riprodotti io stesso, sia pure con la preoccupazione di non farlo. In particolare, ho cercato di evitare la diversione. In generale, ho assunto un atteggiamento più disincantato nei confronti delle idee in cui credo, nella speranza che possano sopravvivere un po’ più di me.


* Edgar Morin è un filosofo e sociologo francese. «L’immunologia ideologica» è il secondo capitolo del libro «Per uscire dal ventesimo secolo», Bergamo 1989

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