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Cancellare Salvini? I suoi decreti, le sue politiche, la sua violenza verbale

Cancellare Salvini - Titolo di prima pagina - la Repubblica 15 gennaio 2020

La Repubblica del 15 gennaio 2020 ha titolato in prima pagina “Cancellare Salvini”. Il titolo riassume l’intervista a Graziano Del Rio, che chiede molto giustamente la cancellazione delle politiche e dei decreti sicurezza dell’ex ministro dell’interno. Il quale ha protestato contro la prima pagina di Repubblica, per il titolo contro di lui e per l’incoerenza rispetto al rifiuto del linguaggio d’odio. Il direttore di Repubblica, Carlo Verdelli, si è difeso con l’interpretazione del titolo che – basta leggere l’intervista al capogruppo del PD – si riferisce ad una politica, non ad una persona.

Secondo me, anche se Matteo Salvini fa la parte del bue che dice cornuto all’asino, questa volta ha ragione. Era facile sintetizzare l’intervista con un titolo appena diverso. Sarebbe bastata una piccola, ma sostanziale modifica. Per esempio: Cancellare i decreti Salvini, cancellare le politiche di Salvini; cancellare il salvinismo. Invece , se usi in modo diretto ed esclusivo una persona come simbolo di una politica e dici che vuoi cancellarla, il tuo messaggio diventa violento. Quantomeno, molto ambiguo. Perché questo errore? Temo che la Repubblica abbia sbagliato in modo consapevole. Perché i media si alimentano della personalizzazione, del conflitto violento e delle polemiche che ne derivano. Una strada già tracciata dai giornali della destra che, evidentemente, induce in tentazione anche un giornale democratico.

In questo, c’è la sottovalutazione della violenza simbolica. Si usano parole pesanti, si urla, si spara a salve, si gioca alla guerra, con l’idea che tanto è tutto finto e non succede niente. Con questo modo di aprire e gestire il conflitto, giornalisti e politici mancano di prendersi sul serio. Può essere un gioco pericoloso, giocato sul crinale. Basta uno squilibrato aggressivo, per trasformare la farsa in una tragedia. Anche senza arrivare a tanto, la violenza nella comunicazione è un fattore inquinante la democrazia. Una mina per la convivenza civile. Alla lunga, è la formazione di una psicologia di guerra. Motivo per cui, la Lega, le destre xenofobe, il populismo, il sovranismo. Il fascismo, vogliamo contrastarli e non emularli.

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