Blog personale di politica e attualità

Eutanasia o accanimento terapeutico? Meglio le cure palliative

Eutanasia e accanimento terapeutico: il modello del buon samaritano

Papa Francesco ha esortato gli operatori sanitari a non cedere ad atti di eutanasia, di suicidio assistito o soppressione della vita, nemmeno quando lo stato della malattia è irreversibile. Perché la vita è sacra e appartiene a Dio, pertanto è inviolabile e indisponibile. Quindi, in certi casi, l’obiezione di coscienza è per i medici la scelta necessaria per rimanere coerenti a questo “sì” alla vita e alla persona.

Da ateo e materialista, condivido il principio della sacralità della vita, senza intenderlo come dogma religioso. Nella religione tale principio diventa dogma, ma solo per codificare qualcosa che nasce prima della religione. E’ l’istinto naturale di sopravvivere e di far sopravvivere, di inibire il potere di dare la morte in modo diretto e violento. Quindi, un laico, un ateo, un materialista, possono convenire con il papa: la vita è inviolabile e indisponibile.

Indisponibilità e inviolabilità della vita

Questo principio può inibire non solo la soppressione della vita, ma anche la sua manipolazione, l’idea di poterla creare artificialmente, o di poterla prolungare oltre i suoi limiti biologici, mediante la tecnoscienza applicata alla medicina. In effetti, la chiesa acconsente a sospendere le procedure mediche che configurino un accanimento terapeutico. C’è da discutere se non rientrino tra queste procedure anche l’idratazione e il nutrimento artificiale, che invece la chiesa rifiuta di sospendere, se la sospensione può causare la morte.

L’opposizione all’eutanasia e al suicidio assistito ha la sua ragion d’essere anche da un punto di vista laico. Perché è difficile valutare l’autodeterminazione del paziente: quanto egli possa essere condizionato dal rifiuto sociale. Le istituzioni e le famiglie possano essere tentate di indurlo a scegliere la morte, per liberarsi dai costi e dal peso dell’assistenza e della cura. È quanto può capitare, una volta accettata come normale l’idea dell’eutanasia. Tuttavia, esistono le condizioni della malattia incurabile, dello stadio terminale, della sofferenza insopportabile, di una vita dipendente non più degna di essere vissuta.

Le cure palliative invece dell’eutanasia

Tra l’accanimento terapeutico e l’eutanasia esiste un’altra possibilità. Quella delle cure palliative o terapia del dolore. Un trattamento sanitario che non mira più a una guarigione impossibile, ma cura i sintomi della malattia. Lenisce disturbi e dolori, al fine di permettere al paziente di avviarsi alla morte in uno stato il più possibile sereno. Una terapia che può essere intrapresa in tempo utile, anche prima dello stadio terminale. La chiesa accetta alcuni di questi trattamenti, come l’uso di analgesici per trattare il dolore.

Lo stesso messaggio del papa, prima di rifiutare l’eutanasia, si ricorda di citarle. Diverse sono le forme gravi di sofferenza: malattie inguaribili e croniche, patologie psichiche, quelle che necessitano di riabilitazione o di cure palliative.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *