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Automobili, le belve del tempo moderno

Una delle automobili di Jurassi

Le automobili sono le belve del tempo moderno. Quelle preistoriche minacciavano gli esseri umani di aggredirli e sbranarli. Di quella minaccia, l’umanità si liberò con la rivoluzione agricola e poi con l’urbanizzazione. Incontrare un proprio simile male intenzionato divenne il rischio più grande: un bandito o un gruppo di balordi. Nelle civiltà moderne anche questo rischio si è ridotto; più per gli uomini che per le donne. In compenso, siamo riusciti a creare dal nulla un nuovo pericolo: la concreta possibilità di essere travolti da una tonnellata di acciaio in movimento. Pertanto, usciamo dalla nostra dimora, non più con la paura di essere sbranati, ma con quella di essere investiti. Una paura che consideriamo normale, come l’aria (inquinata) che respiriamo. Per adesso, non vogliamo liberarcene.

Ogni tanto, un incidente stradale cattura l’attenzione. È successo di recente: a Roma, in Corso Francia presso il Ponte Milvio. Pietro, un ventenne, ha investito e ucciso due ragazze di sedici anni, Gaia e Camilla. Il dibattito si è diviso tra accuse al ragazzo risultato risultato positivo ai test alcolemici e tossicologici, e accuse alle ragazze imprudenti. La seconda accusa ha avuto un risvolto inquientante: a quel semaforo, i giovani sfiderebbero la morte traversando con il rosso mentre le macchine sfrecciano a tutta velocità. Ma l’avvocato dei familiari delle due vittime è riuscito a dimostrare, mediante un video, che le due ragazze hanno iniziato a traversare con il verde e che i tempi di alternanza del semaforo, senza il giallo, sono troppo brevi.

A lato delle notizie sull’incidente mortale di Roma, è uscito un rapporto dell’Osservatorio Asaps, secondo il quale ogni 14 ore un pedone rimane ucciso. Seicentododici pedoni morti nel 2018, uno ogni due giorni. In aumento rispetto al 2017 e ancora di più rispetto al 2016. A loro si aggiungono oltre duecentocinquanta ciclisti deceduti nel 2018, uno ogni 32 ore. A contare anche gli automobilisti, nel 2018 i morti sulla strada sono stati più di tremilatrecento. È un prezzo accettabile? L’apparente vantaggio di spostarsi con le automobili è tale da non poter evitare questo sacrificio umano?

Si possono istruire meglio automobilisti, ciclisti, e pedoni. Prendere maggiori misure di sicurezza: le cinture, il casco, ed un codice della strada sempre più intelligente, ma qualcuno sbaglierà, sarà distratto, poco lucido, assonnato. Problemi nuovi si aggiungono sempre: ora è l’uso incauto e distraente degli smartphone. Dobbiamo comunque mettere in conto la necessità di qualche centinaio di morti ogni anno? Per cosa? Per spostarci seduti, al coperto, su quattro ruote, nel raggio di due chilometri o al massimo di cinque? Occupare spazio, tra strade e parcheggi, finire imbottigliati negli ingorghi, emettere gas inquinanti? Contro l’emergenza smog al nord, i medici di Torino chiedono interventi tempestivi. L’esposizione allo smog aumenta il rischio di tumore al polmone e riduce la speranza di vita. A causa dell’inquinamento muoiono prematuramente ogni anno 370 mila persone in Europa, 20 mila in Italia.

Le automobili comportano un costo umano ed ecologico troppo alto. Non occorre una scelta drastica, per liberarsene? Trasformare le città in grandi isole pedonali, reti di piste ciclabili, nelle quali l’unico mezzo motorizzato ammesso sia il mezzo pubblico o di pubblica necessità. Le ZTL, le pedonalizzazioni, le stesse piste ciclabili hanno senso, se non sono dei palliativi, che vogliono allontanare in là nel tempo le soluzioni necessarie; se procedono, sia pure con gradualità, nella chiara direzione di liberare le città dalle automobili. E’ ciò che stanno facendo molte città del nord, Oslo, Copenaghen, Amsterdam, Londra. Alcune fin dagli anni ‘70, in reazione allo shock petrolifero ed agli incidenti stradali, per non rimanere più vittime delle nuove belve in lamiera.